Iniziative e azioni tese a conoscere lo stato dell'intero comparto dell'industria alimentare Ar di sant'Antonio Abate a tutela dei lavoratori e del tessuto produttivo di riferimento
Interrogazioni
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Numero/Anno
408
Data Atto
Data Pubblicazione
-
Struttura
-
Testo estratto dal PDF
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Atto Consiglio Regionale
Interrogazione urgente
oii8/IX LEGISLATURA
Napoli, 04/07/2013
Consiglio Regionale della Campania
Al Presidente della Giunta Regionale
On.Ie Stefano CALDORO
Prot.Gen. 2013.00152241A
Del
05/01/20130951 36
Via Santa Lucia, 81
Da
CR
EOC
80134 Napoli
All’Assessore regionale alle Attività
Produttive
Dott. Fulvio MARTUSCIELLO
Centro Direzionale - Isola A 6
80143 Napoli
Oggetto:
“Iniziative e Azioni tese a conoscere Io stato dell’intero comparto dell’industria
alimentare Ar di Sant’Antonio Abate (NA), a tutela dei Lavoratori e del tessuto
produttivo di riferimento”
premesso che
•
l’AR
— Industrie Alimentari spa, dedita all’attività di trasformazione del pomodoro, di
proprietà della famiglia Russo, dal 1971 ha uno stabilimento sul territorio di Sant’Antonio
Abate (NA);
•
nell’ottobre deI 2010 i Nac (nucleo antifrodi carabinieri) di Salerno, hanno sequestrato 500
tonnellate di pomodoro etichettato AR
— industrie Alimentari ma soggetto in realtà a
contraffazione, e le indagini hanno portato alla condanna del numero uno di AR
Industrie
Alimentari Antonino Russo da parte del tribunale di Nocera Inferiore a quattro mesi e al
pagamento di 6.000 euro di multa per aver venduto pomodoro cinese spacciandolo come
prodotto made in Italy, come riportato nell’articolo «Salviamo l’oro rosso campano» tratto
da Il Punto del 20 aprile 2012;
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•
nel febbraio 2012 il 51 per cento dell’azienda è stata ceduta a Princes Ltd, gruppo industriale
anglo-nipponico che fa capo a Mitsubishi, già partner commerciale dell’imprenditore Russo
dal 2001;
•
il 26 marzo 2012 l’amministratore delegato del gruppo AR, ingegner Gaetani, per conto
dell’imprenditore Antonino Russo annuncia, nel corso di una riunione sindacale, la chiusura
degli stabilimenti conservieri abatesi ex IPA, ex Conserviera Sud ed ex Elvea;
•
la chiusura degli stabilimenti per mancanza di un piano industriale ha coinvolto circa 225
operai fissi ed un indotto, comprensivo dei lavoratori stagionali, di circa 1.500 dipendenti,
generando gravissimi problemi occupazionali nelle aree stabiese e dell’agro nocerino
sarnese;
•
la gravità di tale situazione si è manifestata immediatamente attraverso una serie di
mobilitazioni da parte di lavoratori ed organizzazioni sindacali;
•
nel 2005 il gruppo Russo aveva aperto uno stabilimento nella città di lncoronata di Foggia,
costato tra gli 80 e i 90 milioni di euro stanziati in larga parte dall’Agenzia nazionale per lo
sviluppo d’impresa e l’attrazione degli investimenti;
•
in tale occasione il deputato del PdL Gioacchino Alfano come riportato da fonti di stampa
aveva chiesto con interrogazione parlamentare, subito ritirata, di far luce sul futuro
occupazionale dei lavoratori di Sant’Antonio Abate vista la creazione del nuovo opificio;
•
l’allora Ministro per le attività produttive Antonio Marzano, e con lui Massimo Caputi,
amministratore di Sviluppo Italia, rassicurava i lavoratori affermando che gli stabilimenti
abatesi sarebbero restati aperti;
•
nel febbraio 2013 la regione Campania ha sospeso per 12 mesi l’attività produttiva dello
stabilimento di Sant’Antonio Abate sito in via Buonconsiglio, per non aver concesso i vertici
aziendali l’accesso ai funzionari dell’AsI Napoli 3 Sud per effettuare controlli per la verifica
del rispetto delle norme igienico-sanitarie all’interno dello stabilimento;
•
la sospensione dell’attività produttiva ha causato l’interruzione delle trattative tra
il
gruppo
Russo
e
la
regione
Campania
per
salvaguardare
i
posti
di
lavoro;
lo stabilimento di Sant’Antonio Abate è stato definitivamente smantellato, e solo 40
dipendenti sono stati spostati presso l’ex Elvea Scatolificio di Angri;
•
la chiusura dello stabilimento di Sant’Antonio Abate ha aggravato i problemi occupazionali
di una zona, quella stabiese e dell’agro nocerino-sarnese, già martoriata da una profonda
crisi economica;
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nonostante
i cospicui finanziamenti pubblici ricevuti dall’Unione europea, dal Ministero
delle politiche agricole alimentari e forestali e dalla regione Campania, il gruppo Russo non
ha esitato un solo istante a chiudere il sito di Sant’Antonio Abate, avviando la procedura di
mobilità per i 225 lavoratori ed il conseguente licenziamento dei numerosi dipendenti
dell’indotto.
Premesso altresì
•
che vi era una manifestazione di interesse da parte di un imprenditore nel dicembre del
2012 per una acquisizione e riconversione dell’azienda in questione.
Interroga il Presidente della Giunta e l’Assessore al ramo per sapere
• a che punto è tale richiesta visto che dal dicembre 2012 sono
trascorsi oramai 7 mesi;
• se, alla luce di quanto affermato, non si ritenga di dover attivare...